Descrizione del progetto Famiglie

Progetto familie
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Scheda progetto riassuntiva
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Da diversi anni, all’interno della Fondazione Amilcare, si avverte il bisogno di svolgere un lavoro che includa le famiglie dei ragazzi collocati nelle varie strutture o seguiti sul territorio, anche perché il modello teorico di riferimento della Fondazione è sistemico-relazionale.

 

Questo bisogno nasce soprattutto dalla constatazione che, per una buona riuscita del progetto educativo, è molto importante una buona collaborazione con la famiglia dei ragazzi collocati nelle strutture o seguiti in appartamento (Adoc).

Non è possibile occuparsi di un giovane in difficoltà, che manifesta dei comportamenti preoccupanti e una grande sofferenza, senza prendere in considerazione la sua famiglia e le figure affettive per lui significative. Occorre considerare il sistema in cui si trova il ragazzo e lavorare in un’ottica che comprenda le varie persone che ne fanno parte.

Infatti quello che i nostri ragazzi esprimono è il sintomo di un disagio che ha spesso origine proprio nelle dinamiche relazionali famigliari.

Diventa quindi fondamentale occuparsi anche di queste relazioni, delle varie interazioni che ci sono all’interno della famiglia, del senso di appartenenza del giovane, che in quel momento è collocato e allontanato per una serie di motivi dal nucleo familiare stesso.

 

Uno degli obiettivi degli educatori è certamente anche quello di instaurare il più possibile una buona collaborazione con la famiglia. Purtroppo spesso ci si scontra con le difficoltà che comporta un lavoro approfondito, sistematico e contemporaneo sia con il giovane che con il sistema famigliare. Si è quindi portati ad occuparsi maggiormente del malessere del ragazzo a discapito, a volte, della famiglia che necessita ugualmente avere un suo spazio per essere accolta ed ascoltata nella sua sofferenza.

 

Il collocamento rappresenta senza dubbio un momento difficile e di grande crisi per una famiglia. E’ necessario che ognuno possa trovare uno spazio in cui potersi esprimere su quanto sta succedendo, ed elaborare i vari sentimenti e pensieri attorno a ciò che ha portato alla situazione presente.

Alcuni genitori si sentono in colpa, pensano di avere fallito, hanno perso tutte le speranze e si sentono sconfitti, tristi. Altri invece avvertono soltanto il desiderio di allontanare il figlio perché non sono più in grado di gestirlo, attribuendo soltanto a lui la responsabilità di quello che sta succedendo, sono arrabbiati, delusi e amareggiati.

Ogni famiglia e ogni genitore reagisce a suo modo, ma per ognuno diventa fondamentale poter comunicare questo disagio e questi sentimenti per poterli elaborare e, se possibile, trasformarli in un’occasione di “crescita”, in un’opportunità per ritrovare le proprie risorse e la propria fiducia come genitore e come figlio.

Risulta inoltre un po’ paradossale pensare di poter lavorare con un ragazzo con delle problematiche legate al suo ambiente familiare e il cui obiettivo, a volte, è proprio quello di rientrare in famiglia, senza occuparsi della famiglia stessa e delle sue fragilità.

 

Un ragazzo è più motivato e si sente più “forte” nell’occuparsi di sé stesso quando vede che c’è qualcuno che si occupa anche dei suoi cari.

Spesso i ragazzi che seguiamo faticano ad investire sui loro progetti proprio perché vivono dei forti conflitti di lealtà con la loro famiglia e/o non si sentono autorizzati ad occuparsi di sé stessi.

D’altro canto, i genitori travolti dalle loro difficoltà, non riescono ad appoggiare e sostenere il figlio nel suo percorso evolutivo.

Per il figlio è quindi molto importante sapere che il genitore ha la possibilità di essere ascoltato e “contenuto” così da non dover assumere lui stesso questo ruolo e potersi così concentrare meglio sul suo progetto di vita. E’ inoltre importante aiutare il genitore a non vivere gli educatori come “rivali” ed il ragazzo ad accettarli come figure che non intendono sostituirsi ai suoi genitori.

 

E’ importante tenere conto della specificità di ogni famiglia che incontriamo e sulla base di ciò costruire un progetto di sostegno e di accompagnamento.

L’obiettivo è proprio quello di incontrare e andare verso il nucleo familiare per aiutarlo a trovare un suo spazio e senso nel progetto che costruiremo insieme.

Potrebbe essere perciò necessario fare degli incontri fuori dal quadro prettamente istituzionale, magari a domicilio, al bar o in un luogo neutro per la famiglia stessa.

 

La nostra idea è quella di proporre due tipi di lavoro con le famiglie:

  • un lavoro di analisi famigliare, sostegno psicologico, consulenza, accompagnamento, che prevediamo svilupparsi in tre tappe:
    • Al momento della segnalazione e del filtro che viene fatto in direzione dove avviene anche il primo incontro di presentazione con la famiglia.
    • Durante i primi tre mesi di collocamento del giovane: fase iniziale.
    • Dopo i primi tre mesi: accompagnamento.
  • organizzazione di gruppi di parola

Fondazione Amilcare

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